Negli ultimi tempi qualcuno ha diffuso calunnie e notizie false sulla Masseria. Niente di che, intendiamoci: è stata una "piccola" macchina del fango, orchestrata da esponenti di secondo piano della politica locale, e da qualche blogger e praticante giornalista. Tuttavia, molti amici della Masseria e cittadini del territorio ci hanno consigliato di chiarire definitivamente la situazione e scrivere come stanno le cose, così da fugare ogni ombra e ristabilire finalmente la verità. Quindi, anche se prima abbiamo preferito muoverci per le vie legali e istituzionali, abbiamo risposto ad alcune domande così da dissipare ogni dubbio.

 

I terreni della Masseria sono inquinati?

Naturalmente non lo sono. Forse è anche una precisazione superflua… Ma a questo punto doverosa. I terreni sono stati analizzati, puntualmente, andando a ricercare ogni tipo di dettaglio (composizione, elementi chimici, ecc). Non c’è la presenza di nessuna sostanza inquinante che possa danneggiare la coltivazione. Le analisi rispettano tutte le tabelle, e sono analisi estremamente accurate, molto più di quelle che vengono fatte nei normali fondi agricoli. Il risultato è inequivocabile: i terreni della Masseria sono sani, puliti, senza nessun inquinamento e possono essere coltivati.

 

La vicinanza dell’aeroporto comporta inquinamento?

No. Abbiamo ricercato anche l’eventuale presenza di idrocarburi, e abbiamo accertato che non c’è nulla, di nulla. Nessun inquinamento dovuto alla vicinanza dell’aeroporto.

 

Nei terreni c’è l’amianto?

No. Nelle nostre analisi abbiamo ricercato anche tracce di amianto. Anche le tracce più basse e irrilevanti: non ci sono nemmeno quelle, non c’è nessun residuo di amianto nei terreni della Masseria.

 

Ma quindi non c’è amianto in Masseria?

Ci sono cinque tubi di amianto, integri e messi in sicurezza secondo le norme, così da essere resi innocui, che saranno rimossi appena avremo l’ok di Asl e Comune. Ma spieghiamo bene: quando la Masseria venne affidata, un anno e mezzo fa, all’interno c’erano alcuni rifiuti. Si trattava di qualche copertone di camion, qualche decina di bottiglie di plastica, una macchina abbandonata, altri rifiuti di scarsa entità e cinque tubi di amianto, interi e non sbriciolati. Erano cose che erano state lasciate dai vecchi proprietari, o che erano state accumulate nel tempo da alcuni prestanome del clan che avevano utilizzato la Masseria nei vent’anni di abbandono prima del nostro arrivo (a proposito: dove erano nel frattempo quelli che oggi fanno le loro denunce farlocche? Forse sono bravi solo ad accanirsi contro le persone oneste, mentre hanno paura di denunciare la camorra?).

Questi rifiuti dovevano essere rimossi dal Comune. Era, ed è, scritto nero su bianco su numerosi atti. Per un anno e mezzo abbiamo scritto a più riprese al Comune, chiedendo la rimozione di questi rifiuti, ma senza ottenere nessun risultato. Poi, un po’ di tempo fa, il Comune ci ha finalmente risposto… Chiedendo di rimuovere noi, a nostre spese, questi rifiuti! Nonostante la richiesta fosse oggettivamente bizzarra, abbiamo comunque subito detto di sì e avviato la rimozione. Lo abbiamo fatto perché crediamo nel progetto che stiamo portando avanti, e siamo disposti anche a dei sacrifici pur di superare le difficoltà. C’è da dire che, comunque, questi rifiuti non rappresentano, né hanno mai rappresentato, un rischio. Non si tratta di rifiuti tossici, e nel caso dei tubi di amianto si trovano in aree interdette, non accessibili al pubblico, e inoltre sono stati messi in sicurezza da un’azienda specializzata (a nostre spese, anche se doveva farlo il Comune), sigillati in involucri speciali e quindi assolutamente, del tutto, innocui. Tutto ciò è ampiamente certificato e documentato. Siamo in attesa dell’ok di ASL e Comune per procedere alla rimozione e allo smaltimento (anche questa, avverrà a nostre spese, anche se doveva farlo il Comune). Noi siamo pronti, aspettiamo che lo siano anche le istituzioni.

 

Sono sparite delle piante di pesco?

Ovviamente non è sparito proprio nulla… Buona parte del pescheto è ancora al suo posto, e infatti chi è stato alla Masseria negli ultimi tempi avrà avuto modo di trascorrervi la pasquetta o il primo maggio. Una parte del pescheto purtroppo non esisteva più e abbiamo dovuto sostituirla con nuovi alberi. Ci spieghiamo meglio: quando ci è stata affidata la Masseria, abbiamo trovato una parte del pescheto gravemente ammalata da un fungo, l’armillaria. Quelle piante, inoltre, avevano superato il loro ciclo vitale e quindi non erano più produttive (chi scrive certe sciocchezze sui blog evidentemente non è agronomo, quindi glielo spieghiamo noi: le piante hanno un ciclo vitale, come noi umani e come tutti gli esseri viventi, non sono eterne. Dopo un po’ di anni, circa quindici, le piante di pesco cessano il loro ciclo vitale. Può dispiacere, ma è la vita.) Inoltre, molte di quelle stesse piante furono date alle fiamme finendo di distruggere un pescheto che però di fatto già era moribondo, ma rendendo il nostro lavoro molto più complicato, perché ci è toccato operare in condizioni difficilissime e separare manualmente i tronchi bruciati dalla plastica bruciata degli impianti di irrigazione, e rimuovere dalla terra ogni frammento. Questo lavoro ha richiesto mesi, oltre una spesa economica molto importante, di cui ci siamo fatti carico senza nessun ritorno. Non abbiamo neppure potuto recuperare la legna e, una volta rimossi gli alberi, abbiamo dovuto rimuovere anche le radici, per evitare che l'armillaria potesse restare nel terreno, e per la stessa ragione siamo stati costretti a mantenere fermo il terreno dove c’erano i peschi malati, per dare il tempo a questo fungo di smettere di essere pericoloso per le future coltivazioni (evitiamo in questa sede eccessivi tecnicismi, ma, per intenderci, il fungo resta per un po’ di tempo nel terreno anche dopo che sono state tolte le radici, e quindi se avessimo piantato subito altri alberi, anche i nuovi si sarebbero ammalati.)

Ma non finisce qui: nella parte di terreno che i nostri tecnici hanno ritenuto non malata, abbiamo provveduto a piantare dopo alcuni mesi ben 1.704 alberi di specie rare e in via di estinzione, che compongono oggi il nostro Museo vivente della biodiversità, di cui ogni filare è dedicato alla memoria di una vittima innocente della camorra. C’è altro da aggiungere su questo argomento? Non ci sembra.

 

La procedura per affidare gli orti è poco chiara?

Questa, quando l’abbiamo letta, ci è sembrata davvero una barzelletta. Il bando per l’affidamento è stato scritto durante assemblee di cittadini aperte e tutte e tutti. Il regolamento è stato scritto alla stessa maniera, garantendo la massima partecipazione ed è modificabile mese per mese dall’assemblea degli ortolani, basta fare una proposta di modifica e viene discussa in assemblea. Per fare la richiesta basta compilare un piccolo modulo disponibile sul sito della Masseria. Le richieste vengono tutte accolte, purché si rispetti il regolamento. In questo momento ci sono 120 orti affidati e circa 90 richieste in attesa, la cui graduatoria viene rispettata scrupolosamente e si procede ad affidare gli orti che si liberano in ordine cronologico. Insomma, si potrebbe essere più chiari e limpidi di così?

 

Qualche ortolano è stato cacciato?

Sì. In tutto sono stati quattro. Fino ad ora, gli orti affidati sono stati circa 200, tra questi qualcuno ha rinunciato per mancanza di tempo, altri per impegni di lavoro o per motivi personali, e nuovi ortolani hanno preso il posto di chi lasciava il proprio orto. Su 200, tutti hanno rispettato le regole che insieme ci siamo dati, nell’interesse della nostra comunità. Solo in 4, appena 4 casi, siamo stati costretti a revocare l’affidamento dell’orto per gravissime e ripetute violazioni del regolamento. Ci è dispiaciuto, ma stare in una comunità presuppone il rispetto delle regole. Vale per tutte e tutti noi. Comunque, parliamo di un numero davvero esiguo: appena 4 su 200, e questo è motivo di soddisfazione per noi, perché siamo diventati nel tempo una comunità affiatata e dotata di un grande rispetto reciproco (che passa, lo ripetiamo, per il rispetto delle regole).

 

Ci sembra di aver chiarito in maniera esaustiva e definitiva un po’ di cose.

Adesso tocca agli altri fare la loro parte: in primo luogo, alle istituzioni del territorio, che hanno il compito e il dovere di sostenerci nel nostro difficile cammino, perché la lotta contro le organizzazioni malavitose deve essere compito dell’intera società. Un ruolo di primo piano spetta al Comune: grazie al nostro lavoro e alla sinergia con la precedente Amministrazione, siamo riusciti a portare ad Afragola un finanziamento di 1 milione e mezzo di euro per ristrutturare la Masseria. Sono fondi europei dedicati ai beni confiscati alle mafie. Il Comune di Afragola adesso ha il compito di non disperdere questo patrimonio, e operare nell’interesse della collettività tutta.

Come dice Don Luigi Ciotti: “È soprattutto il "noi" che vince, perché non possiamo lasciare le persone da sole, scaricare l'impegno solo a qualcuno. Non è solo compito della Magistratura, delle forze dell'ordine che già fanno molto nonostante una restrizione di mezzi e di strumenti. Serve il lavoro di tutti.”